Jasmine Pignatelli
IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO.
Manifesto edito in occasione della mostra 139X100 VOLUME II
Multicinema Corallo, Torre del Greco.
a cura di Piero Chiariello

Traducendo il morse presente sul “manifesto” esposto al Multicinema Corallo, ci si ritrova proiettati nel mondo magico del cinema e di un particolare film: Il Buono, il Brutto, il Cattivo diretto da Sergio Leone nel 1966, tra i più celebri western della storia del cinema.

Interpretato da Lee Van Cleef, Eli Wallach e Clint Eastwood, il film racchiude temi sociali e politici che superano quello che a prima vista potrebbe sembrare solo uno Spaghetti Western.

Il film è un capolavoro che conferma oggi la complessità del mondo, di viverci, di scegliere e di agire. Racconta di un mondo in cui non ci sono mai buoni del tutto buoni e cattivi del tutto cattivi.

Il Buono uccide 11 persone, il Brutto ne uccide 6 e il Cattivo 3.

In una intervista Sergio Leone racconta: “Un assassino può fare mostra di un sublime altruismo, mentre un buono è capace di uccidere con assoluta indifferenza. Una persona in apparenza bruttissima, quando la conosciamo meglio, può rivelarsi più valida di quanto sembra e capace di tenerezza”. Nei tre protagonisti coesistono bellezza e bruttezza, umanità e ferocia: il regista demistifica tutti questi concetti e al contempo, denuncia la follia della guerra. Ci si trova di fronte a uno dei capisaldi comuni all’arte e al cinema: la percezione. I tre protagonisti sono esseri che costituiscono un amalgama di tutti i difetti umani immersi in contesti dove la complessa e mutevole percezione delle cose altera i giudizi e la narrazione e destabilizza le certezze.

E’ proprio in questo impercettibile varco della caducità umana che si sviluppa il lavoro di Jasmine Pignatelli:

In tutte le mie opere c’è un dato personale e “scoperto” relativo alla mancanza di certezze e riferimenti. Le mie opere sono la misura della nostra fragilità e della nostra complessità”.

L’opera è così sviluppata in forma di appunti. Il nastro adesivo che compone il testo in Morse e la pagina strappata su cui è applicato, alludono alla fragilità con cui sono tenute insieme le emozioni e le persone, i concetti e i valori: frammenti che compongono il caos di un mondo in divenire nel quale niente è come sembra.

Il “manifesto” è per eccellenza un grande mezzo di comunicazione che veicola messaggi,  subliminali, persuasivi, espliciti o dissimulanti. In questo caso il manifesto (che rappresenta una pagina strappata e accartocciata con una sequenza di segni che rimandano al linguaggio Morse), è affisso all’interno di un cinema e si riferisce alla settima arte, lo spettacolo cinematografico, che parla di sogno e di realtà, di vita e di illusione.

 

Jasmine Pignatelli, con all’attivo diverse esposizioni collettive e personali ha realizzato ultimamente lavori dal forte carattere civico e sociale, frutto di una sua personale ricerca intorno ad una Geometria Umanistica che ha radici profonde nella Geometria Concettuale nell’Arte Analitica. In questo ambito di riflessioni realizza la sua ultima mostra personale Heimat | Sharing the Land al Musma di Matera dedicata ad un nuovo concetto di Patria e l’opera pubblica sul lungomare di Bari Sono Persone dedicata allo spirito di accoglienza dei baresi dimostrata in occasione dello sbarco dei 20.000 profughi albanesi arrivati con la nave Vlora nel 1991.

Scroll Up